IO SONO TOBIA, TOBIAILNERO

Allora eccomi sembra sia il mio turno. Dicono che devo presentarmi. Che devo fare da me. Dicono che ne ho le capacità; in fondo ci credo. Ci provo, insomma. Mi chiamo Tobia, Tobiailnero. Sono uno stanziale, un autoctono. Si insomma sono nato in CORTE. Quasi dieci anni fa. Lui, si quello che sta scrivendo la storia (sotto mia rigida e ferrea dettatura) dice che sono un gatto fortunato, se non miracolato. E credetemi, è pura verità. Era l’estate del 2003 mio madre dopo sana e proficua avventura decise di mettermi al mondo in un caldo e torrido giorno di luglio, esattamente il 10. Ora detto tra noi quella fu un’estate tremenda: da giungo a settembre afa, umidità e caldo sahariano. Una bolla terrificante che non risparmiò nessuno, me compreso. Nel tentativo di salvarci la pellaccia al sottoscritto e agli altri due miei fratelli, nostra madre ci spostava in continuazione, alla ricerca di refrigerio e frescura. Poi un giorno si dimenticò di me, Dentro ad un box. Pensai, boh, prima o poi torna, mi acchiappa per la collottola et voilà: les joeux sont fait. Ma niente, nulla. Il silenzio e il vuoto tutto intorno. Mi rimaneva una cosa sola da fare: piangere, urlare. Farmi sentire. Al di là del box sentivo voci che non riconoscevo, strane voci. Pensavo fossero altri felini, forse più adulti. Ero sicuro, sono quì per me…Invece niente: erano i proprietari che salutavano (chi pareva loro) per le vacanze. Un mese intero. E io che cominciavo ad aver paura: voglio dire, sono appena nato. Ne ho da fare, da combinare. Sono appena all’inizio. Passa una notte: nulla. Ne passa una seconda ancora nessuna risposta. Ho sete. Ho fame. Piango, mi dispero: insomma per dirla come gli umani, LA VEDO GRIGIA. E’ il 31 di luglio. Sono da due giorni al buio, senza cibo, senz’acqua. Mia madre se la sta spassando senza aver cura del suo terzo piccolo: questa è una sciagura. E’ l’inizio della fine. Mi sento spossato. Ma il fiato per urlare il mio terrore, quello ancora non l’ho finito,  NON ANCORA. E’ notte, fonda. Piango tutte le lacrime possibili, forse le ultime. Poi un rumore. Strano e complesso da definire: la fuori c’è qualcuno. Sono certo, sicuro. Salgo un piolo di una scala di legno. Lo strano rumore si fa più acuto. Salgo un altro piolo. Poi una luce che riflette internamente. Sento uno strano richiamo a cui poi fedelmente mi sono legato, per l’intera vita. Un richiamo a cui noi mici siamo avvezzi. E’ il richiamo di chi ci ama e ci vuole bene, voi avrete certamente capito. A quel punto sono sul terzo piolo. Sono sfinito ed ora anche impaurito da quel bipede che (così come mi ha  raccontato poi, furtivamente e dopo abile scasso e infrazione perseguibile penalmente- si insomma ha scardinato il box per essere chiari- ed è penetrato nel medesimo) amabilmente mi chiama, mi cerca ed infine illuminandomi, mi vede. Mi acchiappa. Io non pongo nessuna resistenza, anzi. Entra in casa chiamando un’altra bipede che appena mi vede urla di gioia rigando il suo volto con qualcosa di umido. Sono le 4 ante meridiane del 1° agosto 2003. Ricevo attenzioni infinite, coccole. Cibo e liquidi. Mi danno per spacciato due tipe con il camicie bianco. Ma lui insiste nel difendermi. Ostinato. Arcigno. Ricevo poppate per 20 giorni di fila: ogni quattro ore. Lui dice di essere fortunato perchè in quella famosa notte iniziava le sue vacanze. Io non ho ancora ben capito cosa siano queste vacanze. Però a fiuto mi sembrano cose positive. Oggi a distanza di nove anni da quel giorno vivo come un’ombra con quel bipede. Dove lui va io sono. Gioco, mi diverto. Rifletto con lui. Pensiamo in simbiosi. Guardiamo le partite della sua amata Inter. Sul divano, quel divano che è stato giaciglio  miracoloso in quei MIEI venti giorni..La sera, poi, quando le tenebre salgono e l’ora del riposo è prossima mi corico con lui. Al suo fianco. Anzi no, sul suo petto. E iniziamo un gioco piacevole: porgo la mia testa e lui mi bacia a raffica. Sembra addirittura (detto da lui che se ne vanta come fosse un record difficilmente battibile) sia riuscito a baciarmi per ben diciassette volte senza mai staccare le sue labbra dalla mia testa: era il  10 giugno del 2007. Avevo quattro anni. Mi chiamavo, e mi chiamo Tobia, Tobiailnero. 

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Tobia, alias: TENERONE, TOPO e ultimamente MORBO…(da morboso)..

CHIUDO…

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IO BOICOTTO

…PUBBLICITA’ FUORVIANTE…

Dovrebbe esservi chiaro, mi rivolgo a chi una sbirciatina a questo obrobrio di blog l’ha già data, che amo e adoro i gatti. Tutti i gatti, di ogni qualità, specie, razza. Di ogni latitudine e provenienza. In genere sono positivamente portato nei confronti dell‘ANIMALE in senso lato (invertebrati included). Cinque felini tremendi in casa se non fanno una prova, almeno un indizio dovrebbero darlo sull’amore incondizionato che nutro nei loro confronti. Certo, mi sarebbe piaciuto provare, che so, anche con CINQUE calabroni; oppure tentare la sorte con CINQUE moscerini delle Ande. O perchè no chissà che sballo avere in casa CINQUE TACCOLE dell’Orinoco; ma alla fine della fiera (è il caso di dirlo) ho optato per il “meno” peggio. E gatti furono. Adoro le loro eleganti movenze; semplicemente guardarli giocare (con i giochi più stupidi e banali) da sollievo alla vista e al cuore. Vederli (con invidia)  intenti a prepararsi per il loro sport preferito  (DORMIRE) è appagante. Porta alla riflessione. Sono terapeutici. E invogliano alla sana e positiva arte del meditare. Insomma un gatto è ZEN. O forse, aggiungo, E’ LO ZEN nella sua massima essenza…Un gatto tra le tante cose che ama fare NON puo’ dimenticarne MAI e poi MAI una: PULIRSI E LAVARSI con dovizia di particolari. Senza nulla tralasciare. Lava se stesso, e all’occorrenza, anche il suo umano di riferimento. Spesso e volentieri mi ritrovo costretto (costretto, tra dieci virgolette) a porgere una mano, e poi, biblicamente anche l’altra, alla MIGLIOR GATTA PULITRICE DEL MONDO: Elisa. Perchè mi soffermo su questo particolare, cioè la cura e l’autoprofilassi felina, beh semplice: mi sono imbattuto in un commercial televisvo assolutamente fuorviante e NON VERITIERO. Involontario (forse) protagonista un bel micione che s’introduce in una casa non sua. Sarebbe meglio dire in un tugurio degno di uno slum indiano ( detto con tutta le dignità e l’orgoglio di sapere che povera gente vive in maniera più ragionevole e DIGNITOSA dei protagonisti dello spot). Ora, i protagonisti della vicenda sono, in ordine rigorosamente sparso e casuale, TRE EMERITI DEFICIENTI: dunque il felino zompa in casa. Lurida ovunque, sporca all’inverosimile. Per cui indice di gente che è incapace di gestirla. Per silloggismo anch’essa (senza metafora) sporca tanto quanto. Il povero felino s’infila astutamente all’interno della vasca da bagno: le croste evidenziate sono degne solo del TITANIC, corroso da 100 anni di acqua salina . In questo caso, la vasca citata chiede umilmente di essere semplicemnete lavata: e i TRE DEFICIENTI che fanno: accusano il POVERO MICIO di andare a degradare ulteriormente il non poco edificante spettacolo di una vasca che sta chiedendo pieta’: “VI PREGO LAVATEMI, PULITEMI. Sono stanca, delusa…HO LE PULCI…” Ma loro vanno avanti in questa pantomima poco credibile. Additano il quadrupede come unico responsabile della loro lordura casalinga. Trattasi di VIAKAL..Avrete presente, immagino. Poi arriva la quarta DEFICIENTE. La vera “padrona” del MICIO che a quel punto non più inquadrato si tira su  le maniche (si fa per dire) e per puro istinto felino e rispetto della sua innata bravura nell’arte della toelettatura,  scrosta come un fabbro il sanitario.  Ecco perchè BOICOTTO questo prodotto. BOICOTTO E BOICOTTERO’ VIAKAL. Anche con azioni dimostrative se occorre: davanti al prodotto nei banchi della GRANDE DISTRIBUZIONE posizionerò prodotti per animali, ovviamente cibo per gatti. Oppure sacchetti da 10 kg di sabbietta per lettiera. Infine nasconderò l’odiato dietro tonnellate di MASTROLINDO per WC..Lo giuro lo faccio. L’ho fatto!!!

Ladies & gentlemen…ELISA

Dicono di lei: E’ dolce, tenera, affettuosa, burrosa. E poi: ha un fisico stupendo, longilineo ( mi permetto di porre qualche legittimo dubbio). Felino, di razza. E ancora: come caccia lei le formiche non le caccia nessuno. E più rapida di un COBRA. Piu’ letale di un PINNANERA. Più astuta di una VOLPE SIBERIANA. Tutto vero quando si tratta di arrivare, prima fra tutti, alle CIOTOLE. Oggi ELISA compie nove anni. Insomma una signorina con una certa età. Le sue misure: 70 – 80 – 90. Al netto del pelo siamo prossimi ai 7 e mezzo. Intendo CHILOGRAMMI. E’ arrivata (classico) in una scatola di scarpe. Dopo pochi minuti di dubbia paura e smarrimento era già lei la padroncina di casa. Occhi verdi. Ciglia ammiccanti. Professionista insuperabile del FAR FUSA. Ama infilarsi tra le coperte, meglio se trattasi di piumini. Ultimamente ha preso possesso di una cesta di vimini. Dorme li. Tre quarti delle sue parti nobili toccano il pavimento. Il resto è comodamente adagiato sul cuscinotto. Prima COSTUMER CAT CARE di casa: entrando dopo la giornata lavorativa appare marianamente dal suo giaciglio. Due, massimo tre secondi, e comincia la cantilena di MIAOOOO. Obiettivo, chiaro, il suo pasto preferito: GOURMET PERLE. Senza preclusione di gusti. E’ onnivora in fatto di GOURMET. Ama farsi pettinare come una damigella. E’ poco propensa alla pulizia delle parti, come dire, nobili e intime. Li si interviene noi: maschera d’ossigeno e vai di toelettatura. Pregi: tanti, infiniti. Difetti: uno solo. Ma enorme: risponde in maniera invereconda quando (PER NOSTRO GAUDIO E DIVERTIMENTO) la chiamiamo con tonnellate di NICKNAME; l’addittiamo e, schioccando le dita, le diciamo – a volte in coro – ELISA, BASTA!!!!!. Non lo sopporta. Penso che per lei sia una sorta di sfregio morale. Ragione per cui si dilunga in estenuanti  e lamentosi MIAOOO indispettiti. Secchi. O rognosi. Ma RISPONDE. Con lei è quasi una partita persa.Per lei abbiamo un’amore incondizionato; in quanto PRIMO-GENITA poi,  nutre di DIRITTI DIVINI che agli altri della BANDA sono, se non negati, comunque limitati. Che so, decide di aprire il frigor, bene, lo può fare. Oppure infilarsi nell’armadio: lei ne ha PIENA licenza (DEROGA: in assenza della mia compagna, gli armadi sono FREE per tutti). Farsi le unghie sul divano: con le dovute cautele e con le implorazioni di entrambi ha l’autorizzazione. Tempo fa mi chiese (emh..si..con i miei gatti ci parlo. Penso anche voi lo facciate. Ci parlo e ascolto le loro rimostranze a volte, e le loro richieste, altre) se poteva iscriversi, così per vezzo culturale, alla NORMALE di PISA. Ci abbiamo ragionato. E abbiamo constatato, non per limiti culturali, anzi, che forse sarebbe convenuto una bella LAUREA in economia alla Bocconi. Più concreta. Più vicina. E con garanzie lavorative e percentuali d’inserimento nel mondo del BUSINESS-CAT molto elevate. Se l’è presa. Ha fatto tutta una manfrina sulla cultura, quella con la C maiuscola. Per giorni interi non ci ha considerato. Per giorni interi abbiamo fatto sparire la GOURMET. Siamo quasi riusciti nel farle perdere circa trenta grammi: una dieta forzata, quasi da GUERRA FREDDA. Poi la resa. Adesso, di questi giorni, sembra aver fatto un passo indietro, e come aspettativa, e come interesse: sarà, ma quel volantino della SCUOLA RADIO-ELETTRA non l’ho certo richiesto io.

TO BE CONTINUED…

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ELISA, alias:

Trombona, Bernadette, Papera, Topolona, Burro, Cicciona

PRESENTAZIONI, NO GRAZIE

Avevo in programma un minimo di presentazioni, si insomma la mia intenzione era quella di avvicinarvi, con le dovute cautele, alla BANDA. E’ così infatti che chiamo la mia pattuglia acrobatica di felini domestici. Era tutto pronto. Ogni giorno un gatto da raccontarvi. Totale cinque. Più chiaramante il TRIO esterno;  e chi in ,questi anni, ci ha frequentato e “schiavizzato”. Tutto pronto. Tutto racchiuso nella mia testolina. Tutto elaborato. Sino a questa notte. Cioè sino a che qualcosa (trattandosi di gatti it’ very normal!!!) è accaduto. Di assurdo. Di pazzesco. Di gattesco, dunque. Passo indietro. Ieri sera, quasi ora del meritatissimo riposo. Persiane chiuse (credo io!!!). Porta d’entrata serrada, stile Fort Knox. Luci spente. Gatti cinque. Tutto scorre, PANTA REI…E’ giunta l’ora di Orfeo. Trenta minuti concessi di coccole, fusa e vani e inutili tentativi di azzardare una lettura di un bellissimo libro quasi terminato. Tutto inutile. Comincia Tobia: si mette tra me e il libro. Poi è il turno di Elisa. Infine Silvestro. Uno è fattibile, due si può sostenere. Tre è un massacro. Spengo tutto. Pochi nano-secondi e sono già in REM. Le onde ALFA e OMEGA. Poi le beta. Si insomma una sinfonia che mi trasporta rapidamente in luoghi e mondi tutti da esplorare. Tra me e un ghiro non c’è differenza: siamo in immediato LETARGO. Tutto come norma prevede. Poi un suono molto distante. Indefinibile la provenienza, ma assolutamente riconoscibile e riconosciuto: un miagolio. Leggero inizialmente. Forte e immediato, poi. Il REM citato  si sfalda lentamente. Sono sulla soglia della veglia, o almeno mi pare. Ed eccolo, di nuovo. Più forte. Qualche micro-decibel più definito. Sogno, per cui, sono del tutto convinto di SOGNARE. Sino a che il miagoilo non sembra trasformarsi in un vero e proprio latrato di inenarrabile spaventosità: quasi un grido d’aiuto. A quel punto, ciao-ciao bambina: aguzzo l’orecchio (il buio aiuta in questi casi, si percepisce meglio l’arrivo del suono, qualsiasi suono. Anche quello che sembra essere un classico MIAGOLIO). E rieccolo. Lentamente mi alzo. Il miagolio è diventato un ossessionante ripetizione, continua e implorante: riconosco, non so come, la “voce” di uno dei miei. Apro l’anta della camera che da sulla strada (il tutto, ci tengo a precisare, mentre la mia compagna è inserita in un sonno REM, RADIOHEAD e OASIS, più completo e assorto) e un MISSILE PELOSO si proietta, stile TOMAHAWK, all’interno. Accendo l’ abat jour. Troppo, troppo lento. Chiunque sia il felino si è gia’ dileguato, CLASSICO. Analizzo la situazione, cioè conto le bestiacce: Elisa, sta ronfando nella più assoluta indifferenza. La Lilly sullo stendi biancheria, un occhio a controllare la situazione; l’altro già pronto sulle ciotole, si sa mai. Tobia e Silvestro stranamente sul davanzale della sala. Strano, molto strano. Entrambi intenti a cercare qualcosa, qualcuno sulla strada…MA CHI….?…COSA?. Chi manca…Ma certo TAMAGOTCHI. Ed eccolo. Ben nascosto sotto lo stendino. Affannato. Con la respirazione al limite. Frutto evidente di sforzi, tentativi e miagolii strazianti ( QUEI MIAGOLII DI CUI SOPRA…).Ricapitolo cosa possa essere capitato: finestra aperta, e relativa anta. Il Maguz che curiosa metà dentro e metà fuori. Alle sue spalle (CENTO EURO CHE E’ STATO LUI) arriva Silvestro come un Jet. Il Maguz quasi ci rimane per il colpo. E schizza fuori. Poi (MALEFICI FELINI SUNT) Silvetro eTobia a guardarlo giù in strada, precludendogli la possibilità di rientrare dal foro fatto nella rete di plastica a maglie fitte. Due testoline curiose e invadenti che se la ridono vedendo un loro consimile in difficoltà. E lui giù a caregnare come un vitellino. Tanto prima o poi qualcuno ( e indovinate chi è QUEL QUALCUNO) mi sentirà. Totale erano le 02,43 del mattino. Questo mattino. Tre ore appena dopo ero alzato, e per la colazione, e per scaraventarmi outside giusto per contribuire alla pagnotta. Il tutto nella più totale e assoluta assenza (buona, buonissima fede) della mia compagna. Che ( disarmante) dopo il saluto mattutino mi guarda con occhi affettuosi e mi dice:”DORMITO BENE…?”. Io con occhiaie confinanti con la Bosnija rispondo…” Discreto, grazie…discreto”…

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CI MANCAVA IL RICCIO

…TUTTO VERO…

Non è un primo aprile con i fiocchi. Ciò che sto per scrivere si è verificato nella serata di ieri sera.

ANALISI DI UN EVENTO, INASPETTATO

Ore 21, 00 circa. Finiamo la cena. Solite cose. Si sparecchia. Rapida pulizia e poi, tovaglia da sbattere: pian terreno, corte. Apro la porta. Accendo la luce esterna. E’ una frazione, un istante: il cuore mi balza in gola. Poco ci manca che non raggiungo il Creatore. Sono paralizzato. Chiudo, rientro, Guardo inebetito la mia dolce metà: abbiamo un problema, Houston abbiamo un grosso problema. Lei spaventata pensa subito al peggio, lo intuisco dall’espressione del suo volto. Capisco e anticipo. No nulla è capitato ai TRE ESTERNI. I tre esterni citati sono in ordine rigorosamente sparso: Scintilla, Nerina e Zoppas. I tre randagi che sveziamo oramai da anni (uniti ai nostri fanno OTTO, matematica canta). La prego di alzare le chiappe dal divano e prodigarsi appena fuori. La imploro di rivolgere il suo sguardo in basso a sinistra. Le suggerisco di NON spaventarsi. LEI:” se è un topo dimmelo subito (niente contro i topi in particolare, ma un pelino di cagotto lo nutre verso questi simpatici roditori)” IO (tranquillizzante) :” fidati, esci e guarda” Il suo timore svanisce in pochi centesimi di secondo all’urlo di “AMOOOOOORE….” La gratifica e l’encomio è rivolto ad un piccolo RICCIO venuto a ciulare i croccantini degli esterni. Ribadisco, HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA...Dopo un attimo di perplessità capiamo che qualcosa va pur fatto. Rientriamo in casa e ci agganciamo a Google. Apriamo tre portali contemporaneamente; incrociamo i dati (il tutto in poco meno di due minuti, roba da record) e decidiamo: il riccio – che nel frattempo ha già ricevuto il suo nome di battesimo: MR. RICCIO – NON va spostato. O meglio non va spostato dalla corte. Si ma dove lo si può mettere un riccio. Evidentemente non in casa per CINQUE buone ragioni. Anzi, TRE di quelle CINQUE son già all’uscio di casa. Capiscono i ragazzi. Buon fiuto. Percepiscono che qualcosina di anomalo c’è in una serata che non prometteva sorprese, loro forse avrebbero trovato l’escamotage per “divertirsi” un pò. Li guardo stupefatto. Passo all’azione: quattro filano direttamente in camera, porta chiusa. La quinta, Elisa, non farebbe male nemmeno ad una formica, figuriamoci ad un riccio. Prima di cominciare il lavoro di trasbordo del soggettino dò una rapida controllatina alla chiusura della porta della camera: quattro gatti insieme potrebbero inventarne una più del diavolo. Potete scommetterci. All’apparenza, tranne qualche miagolio che dovrebbe indurmi ad un intenerimento per l’apertura della porta (tradotto, DAI FACCI DIVERTIRE). tutto sembra tranquillo.  Mi muovo. Acchiappo il riccio, lo avvolgo tra due asciugamani. Ovviamente i guanti da lavoro sono spariti, forse tra un mese, un anno o due li ritroverò. Intanto il riccio sara’ maggiorenne e laureato. Lo sposto con delicatezza. Sono nel buio più totale della mia CORTE. Sono in missione speciale per conto del dio PAN. La natura vuole il mio aiuto. Ed io non posso tirarmi indietro: entro in un orto-giardino. Cerco il posto migliore, la location (ehhhh potere di REAL TIME e di Enzo MICCIO) più adeguata. Inserico il soggettino in un anfratto di frasche e sterpaglie. E’ al sicuro. Poi mi dileguo, stile GATTO SILVESTRO..manca solo la musichetta d’ordinanza. Rientro. All’uscio le BELVE mi attendono sospettose. Mi annusano. Tamagotchi, Tobia e la Lilly mi girano intorno. Mica scemi. Lascio passare un’ora poi mi rigetto nel buio, sprezzante del pericolo. Ma non a mani vuote. Con me porto una tonnellata di croccantini, Royal Canin, mica paglia. Scopro che i ricci ne sono ghiotti . Vado a letto, sereno. Siamo soddisfatti. Poi stamane il controllo…Del riccio nemmeno l’ombra (buon segno). Dei CROCCANTINI NEMMENO…

RINNEGAT(T)I

Sarà capitato anche a voi. Quante volte: 10, 20, 30…Una media particolarmente elevata di telefonate indesiderate, fastidiose e inopportune. Una piccola inevitabile ossessione a cui siamo oramai avvezzi e nei confronti della quale siamo, come dire, inermi. Alcune di queste telefonate propongono l’AFFARONE del secolo; altre, più semplicemente vengono eliminate e cassate in un nano-secondo.Poi c’è quella che non t’aspetti. Quella che ti prende in contropiede e che hai difficoltà concrete a far cadere. Successe più o meno di questi periodi due anni fa. E’ un sabato di maggio. Già sono in preda al panico e con rivoli di bava per via della partita della vita, 22 maggio 2010. E’ pomeriggio inoltrato. Poche ore e sarà finale. Io in fase di preparativi e di scongiuri d’ordinanza: birre? PRONTE; paglie? PRONTE; telecomandi di varia natura? PRONTI E SOPRATTUTTO BEN LONTANI DA ME…Insomma tutto scorreva in maniera abbastanza tranquilla; poi lo squillo del fisso. Penso al peggio, qualche amico da Madrid mi avvisa dell’improvvisa rottura del legamento di Milito; o peggio dell’indisponibilità improvvisa di Eto’o…No, per fortuna è solo una voce femminile; melliflua e suadente. Capisco che vuole rifilarmi qualcosa, ma ancora non so COSA..Propone una prova gratuita e, successivamente un eventuale acquisto, insomma: soddisfatto o rimborsato. Mi sembra tuttosommato democratico…Poi comincio ad intuire il genere di prodotto che vuole vendermi: ed è la prima volta che un call-center fa “avance” commerciali di questo genere. Io comincio a mollare la presa, faccio capire in maniera educata che NON sono interessato. Poi la DOMANDA. Un fulmine a ciel sereno. Un upper-cut alla mia integrità morale ed etica:” lei ha animali in casa?” Mentre sono assediato da tre felini che mi gironzolano tra le gambe costruisco la mia più grande e vergognosa NEGAZIONE. Come e più di San Pietro. Rinnego e nego tre, quattro, forse cinque volte: il tutto mentre Tobia il Nero, Elisa e La Lilly infieriscono su polpacci, gambe e orecchio sinistro con tanto di fusa udibili a chilometri di distanza. E io NEGO. Nego l’evidenza. Spudoratamente. Preso infine da un senso di colpa mostruoso ammetto la presenza animale in casa. Dall’altro capo del telefono si percepiscono effetti di vittoria, di giubilo e gaudio magnum. “Allora facciamo l’affare, signore?” E, colpo teatrale, spiego che il prodotto offertomi cosi gentilmente non concilia con l’alimentazione dell’animale in mio “possesso”. LEI:” mi scusi di che animale stiamo parlando?”. IO:” di un COLIBRI'” LEI:” COLIBRIIIIIIII’?. Esatto aggiungo convinto e :”veda signorina (CONVINCENTE) è , come dire, leggermente sovrappeso, pesando il soggetto circa NOVE CHILI…”. Lei a quel punto quasi alla BANDIERA DI RESA. Ed io affondo il colpo:” capirà ora che non posso accettare la sua allettante proposta” LEI:” ma mi scusi io le stavo proponendo delle GOURMET PERLE in super sconto rifornite per un anno solare”. IO:” ecco appunto, soprattutto quelle al tonno sono le sue favorite. Da almeno due anni!!!”. Poi saluto, ringrazio. Osservo il viso pieno di domande e dubbi di Tobia (che è molto, molto sensibile e per nulla FESSO). Lo accarezzo e distribuisco GOURMET PERLE a iosa, così per ripulirmi la coscienza. Infine STACCO il FISSO…

 

SI DICE CHE….

…MA NON TUTTO SI DICE…

Secondo studi approfonditi il gatto avrebbe doti particolari di percezione, di SHINING, per dirla come gli yankee..Vero…si, si, verissimo. Chissà come sarebbe stato contento Jack Nicholson in quel celeberrimo capolavoro di Kubrick …

Secondo altri più recenti lavori riguardo all’etologia felina si è scoperto inoltre che la dote percettiva del MICIO sia più sviluppata nell’udito che nella vista…Dubbi a riguardo ne avrei…Ma ci arriverò, a suo tempo.

Poi che dire inoltre, indubbiamente pigri, mammoni, egoisti il giusto. Affabili certuni, assolutamente indifferenti, irriguardosi e anarchici certi altri..

Sedici ore delle 24 a disposizione belli comodi a poltrire, tra uno sbadiglio e una grattatina d’ordinanza. Tra uno sbadiglio senza rispetto per chi si accomiata dal focolare per infilarsi nel traffico prima e nel suo luogo di lavoro ( in questo caso trattasi di negozio) poi…Sfibrati, sfiniti.. Con una grande per non dire enorme voglia di rientrare. Di restare a guardare il soffitto per paradosso. Anche per pochi incomensurabili, infiniti istanti….

Poi, INSERT KEY in the toppa..Prima mandata, seconda…Apri..e per incanto i perenni nati stanchi si materializzano: come spiriti dalle ombre (chiamasi letto o davanzali) e a mò di tonni s’insinuano precipitosamente tra le tue inermi e stanche gambe..Incespichi, ti reggi a ciò che più ti capita a tiro. Sbuffi. Ti lamenti…Tiri in ballo persino Facchinetti e soci :” datemi solo due, DUE minuti..”..Niente l’ossessione parte dalle tue parti basse…Improvvisamente i NATI STANCHI divengono molle..E vai di zompi…Laddove vi sia la possibilità saltano nemmeno fossero grilli denunciando un’iperattività sconcertante. Paradossale, persino.

E cedi..Alzi come solito, bandiera bianca…

Rassegnato alla “solita” serata.

E ti ritrovi volente o nolente invischiato nella quotidiana, drammatica routine da rientro. Aggiungo elenco di avvenimenti a cui (principalmente il sottoscritto) è “costretto” , come da contratto, a fare…

1 – Rituali dovuti di coccole, carezze et affini

2 -Provvedere a rinvigorire le ciotole con abbondanti dosi di croccantini, buste. Certe volte il menù in questione è alla CARTE

3 – Proiettarti in bagno, prima che lo facciano loro (quì aggiungo due sottocategorie)

3A – pulizia immediata della lettiera. Il solo ritardo di pochi decimi di secondo sulla tabella e ti ritrovi inondato…beh…avrete capito.

3B – Nel caso (3A) la lettiera in questione fosse da cambiare il rischio code è decisamente elevato. Più o meno riconducibile agli ingorghi sul raccordo tra Bologna e la direzione mare Adriatico, diciamo intorno alla prima di agosto. Un vero e proprio disastro. Cetre volte preso dallo sconforto, e aggiungo, da una sana e giustificata NAUSEA ho pensato anche a Bertolaso e alla Protezione Civile…

4 – Preparare se ancora nel pieno delle mie facoltà e la tavola, e la cena…

Poi, qualche minuto dopo il mio rientro, arriva lei, la mia adorata compagna..

E assisto impietrito allo scacco matto serale: è tutto un roteare di code, di miagoli affettuosi. Di piccole gobbe amorevoli. E si sprecano carezze, soprannomi…Baci infiniti…

Ed io, sfinito, sul divano…Inizio a respirare…

Illo est SILVESTRO